Un algoritmo che continua a proporre contenuti simili può violare il Digital Services Act anche se i singoli video sono leciti? Secondo la Commissione europea, sì. Il 6 novembre 2026 ha comunicato a TikTok le sue risultanze preliminari sul cosiddetto effetto rabbit hole («buco del coniglio») del feed «Per te». Chiariamo subito che non si tratta ancora una decisione definitiva: l’esito dell’indagine resta aperto.
Che cos’è il rabbit hole
Il feed «Per te» mostra un flusso continuo di video personalizzati. Più l’utente interagisce con un certo tipo di contenuto, più l’algoritmo gliene propone di simili. Il meccanismo diventa dannoso quando l’esposizione ripetuta riguarda temi come la tristezza, l’isolamento, la perdita di peso o l’immagine corporea.
La Commissione richiama effetti concreti: aumento di tristezza e ansia, insoddisfazione per il proprio corpo, minore autostima, peggioramento di disturbi alimentari e condizioni mentali preesistenti. I soggetti più esposti sono i minori e gli adulti vulnerabili.
Le due contestazioni
Il regolamento (UE) 2022/2065 impone alle piattaforme online di dimensioni molto grandi di valutare i rischi sistemici dei propri servizi (art. 34) e di attenuarli con misure ragionevoli, proporzionate ed efficaci (art. 35). Tra i fattori da considerare figura proprio la progettazione dei sistemi di raccomandazione. Le contestazioni seguono questa doppia linea.
- Valutazione del rischio. TikTok non avrebbe valutato adeguatamente come il proprio algoritmo possa condurre gli utenti nei rabbit hole. Il sistema legge le visualizzazioni e i «mi piace» come segnali positivi di interesse, anche quando il contenuto può essere scatenante.
- Misure di attenuazione. Le misure adottate non sarebbero efficaci. Quelle volte a diversificare i contenuti non riducono abbastanza la frequenza dei contenuti simili. Il pulsante «non mi interessa» può non bastare, perché l’algoritmo privilegia il tempo di visualizzazione rispetto alla scelta dell’utente.
Cosa chiede la Commissione
In questa fase la Commissione ritiene che TikTok debba modificare la progettazione del feed. Le indicazioni sono quattro: dare maggiore peso alle preferenze espresse in maniera esplicita degli utenti, disattivare il tempo di visualizzazione come indicatore per le raccomandazioni, rendere i controlli più accessibili e utilizzabili, testare regolarmente l’algoritmo.
Perché il caso è rilevante
Il punto più interessante è che non si discute della rimozione di contenuti. Secondo quanto riferito da funzionari della Commissione, l’indagine si è concentrata su video né illeciti né contrari alle regole di TikTok, ma dannosi per effetto della ripetizione. Sarebbe inoltre la prima volta che i regolatori europei contestano direttamente un sistema di raccomandazione basato sul coinvolgimento.
L’oggetto della contestazione si sposta così dal singolo contenuto alla progettazione del servizio, e quindi al modello di business. Anche Facebook e Instagram sono sotto indagine per effetti analoghi.
I prossimi passi
TikTok può ora esaminare il fascicolo e rispondere per iscritto; sarà consultato anche il Comitato europeo per i servizi digitali. Se le conclusioni fossero confermate, la Commissione potrebbe adottare una decisione di non conformità, con un’ammenda fino al 6% del fatturato mondiale annuo.
Si tratta dell’ultimo capitolo del procedimento aperto nel febbraio 2024. Nel 2026 erano già arrivate le risultanze preliminari sul design che crea dipendenza (febbraio) e sulla protezione dei minori (luglio). Nell’ottobre 2025 era stata la volta dell’accesso ai dati per i ricercatori, mentre la trasparenza della pubblicità si è chiusa con impegni vincolanti nel dicembre 2025.
La Vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen parla di utenti condotti in rabbit hole «da cui non riescono a uscire facilmente». Resta da vedere se la decisione finale confermerà questa impostazione e quali modifiche imporrà concretamente.
