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Age verification: il TAR accoglie (in parte) il ricorso di Pornhub

Nel dibattito, sempre più acceso, sulla tutela dei minori online e sulla verifica dell’età per l’accesso ai siti pornografici, arriva una prima, importante pronuncia del TAR Lazio.
Con ordinanza n. 1851/2026, pubblicata il 30 gennaio 2026, la Quarta Sezione del Tribunale amministrativo ha accolto l’istanza cautelare proposta da Aylo Freesites Ltd, società che gestisce alcune tra le principali piattaforme di contenuti per adulti, come Pornhub, YouPorn e RedTube, contro l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM).​​

Il ricorso di Aylo

L’ordinanza n. 1851/2026 del TAR Lazio, Sezione IV, è stata emessa sul ricorso R.G. 148/2026 promosso da Aylo Freesites Ltd contro AGCOM, con il Garante Privacy indicato quale controinteressato non costituito.​ Aylo, difesa da un pool di cinque avvocati (Francesca Angeloni, Emanuela Cocco, Stefano Maccauro, Valerio Natale e Massimiliano Masnada) ha chiesto l’annullamento e/o la disapplicazione di una serie di atti, tutti riferibili agli obblighi di adozione di modalità tecniche e di processo per l’accertamento della maggiore età degli utenti alle proprie piattaforme.

Il quadro normativo

Il ricorso prende di mira il nuovo impianto normativo e regolamentare che disciplina l’age verification per l’accesso ai contenuti pornografici. Al centro della vicenda vi è l’art. 13‑bis del decreto‑legge 5 settembre 2023, n. 123 (c.d. “decreto Caivano”), che vieta l’accesso dei minori ai contenuti a carattere pornografico e impone ai gestori di siti e piattaforme di condivisione video che diffondono tali contenuti in Italia l’obbligo di verificare la maggiore età degli utenti.
Per dare attuazione a questo obbligo, AGCOM ha adottato la delibera n. 96/25/CONS dell’8 aprile 2025, che definisce le “modalità tecniche e di processo per l’accertamento della maggiore età degli utenti”.​
Nel mirino del ricorso non ci sono solo tali delibere, ma anche la comunicazione AGCOM del 31 ottobre 2025 che individua la “lista” dei soggetti tenuti ad adeguarsi. Anche Aylo, in quanto gestore di piattaforme pornografiche accessibili dall’Italia, era ricompresa nell’elenco.​​

Come funziona il sistema di age verification AGCOM

Il modello delineato dall’Autorità prevede l’intervento di soggetti terzi indipendenti che fungono da age verification provider. Si è voluto separare i ruoli: da un lato l’utente, che dimostra la propria maggiore età tramite un soggetto terzo (che non conosce la natura del servizio cui l’utente intende accedere) e dall’altro il sito pornografico. Quest’ultimo riceve soltanto la conferma dell’avvenuta verifica tramite un “token”, senza accedere ai dati identificativi dell’utente.
Il sistema è stato pensato come un compromesso tra efficacia nella protezione dei minori e minimizzazione dei dati, in linea con i principi del GDPR.
Le piattaforme, incluse quelle stabilite in altri Stati membri che diffondono contenuti verso l’Italia, sono tenute a implementare tali soluzioni. L’AGCOM ha il potere di diffidare i soggetti inadempienti, chiedere il blocco dell’accesso dall’Italia e applicare sanzioni fino a 250.000 euro in caso di inadempimento.

Le critiche di Aylo: privacy, efficacia e mercato digitale

Aylo contesta il sistema di age verification su più fronti.  Le soluzioni proposte non sarebbero realmente idonee a proteggere i minori, perché facilmente aggirabili e potenzialmente suscettibili di spostare il traffico verso piattaforme non regolamentate o con sede in giurisdizioni extra UE. Inoltre vengono sollevate forti preoccupazioni in materia di privacy degli utenti adulti. La necessità di passare per un soggetto terzo, pur con il “doppio anonimato”, viene vista come un rischio per la riservatezza delle abitudini di navigazione degli utenti, in un ambito (quello della sessualità) particolarmente sensibile.
Sul piano del diritto dell’Unione, il ricorso richiama anche i profili di libera prestazione dei servizi nel mercato interno e l’esigenza di coordinare la disciplina nazionale con il Digital Services Act e con le normative dei Paesi in cui i provider hanno sede.

L’ordinanza del TAR: tutela cautelare “attenuata” e merito ravvicinato

Di fronte a questo quadro, il TAR Lazio ha scelto una via intermedia, facendo leva sull’art. 55, comma 10, c.p.a. Dopo aver richiamato la “particolare delicatezza degli interessi sottesi all’odierno contenzioso”, il Collegio ha ritenuto che le esigenze cautelari della ricorrente siano adeguatamente soddisfatte con la sollecita discussione del merito della causa, fissando l’udienza pubblica all’11 marzo 2026.​
La formula utilizzata – accoglimento dell’istanza cautelare “ai soli fini” di cui all’art. 55, comma 10 – consente al giudice amministrativo di evitare una sospensione piena e duratura del provvedimento. Nel contempo si evita che, nelle more, si producano effetti irreversibili sulle posizioni della ricorrente (come blocchi, diffide e sanzioni) prima di un vaglio pieno di legittimità.
Le spese della fase cautelare sono state compensate, a conferma della natura ancora interlocutoria della decisione e della complessità delle questioni sollevate.​

Cosa cambia ora per i siti e per gli utenti

In teoria, per i siti del gruppo Aylo l’ordinanza non comporta il congelamento dell’immediata operatività delle misure sanzionatorie previste da AGCOM per la mancata implementazione dell’age verification, almeno fino alla decisione di merito, tuttavia dal punto di vista pratico la situazioen potrebbe essere diversa.
Allo stato, per una questione di opportunità, sarebbe preferibile non adottare nei confronti di tali piattaforme le misure più incisive (diffide, blocchi dell’accesso dall’Italia, sanzioni pecuniarie) legate alle scadenze fissate dall’Autorità.​
Per gli altri operatori del settore, invece, il quadro normativo e regolamentare resta pienamente in vigore. I gestori sono tenuti ad adottare sistemi di verifica dell’età conformi alle indicazioni di AGCOM e possono essere destinatari di provvedimenti correttivi in caso di inadempienza.
La partita che si giocherà davanti al TAR Lazio, tuttavia, potrebbe produrre riflessi per l’intero settore, portando a confermare, modificare o, in ipotesi estrema, disapplicare alcune soluzioni regolamentari se ritenute in contrasto con il diritto dell’Unione o con i principi di protezione dei dati personali.

Il bilanciamento tra tutela dei minori e protezione dei dati ed interessi delle piattaforme

Il caso Aylo/AGCOM rappresenta uno snodo cruciale nella transizione verso un modello di Internet più attento alla tutela dei minori, ma anche più “regolamentato” sul piano dell’accesso ai contenuti per adulti.
Il legislatore italiano, con l’art. 13‑bis, ha fatto una scelta forte in termini di politica pubblica, qualificando l’esposizione dei minori alla pornografia come problema di salute pubblica e scaricando sui provider una quota rilevante di responsabilità preventiva.
Al tempo stesso, le tecnologie di age verification sollevano interrogativi non banali in materia di privacy, sicurezza dei dati e libertà fondamentali, specialmente quando interessano piattaforme transnazionali e utenti che operano in spazi digitali globali.
La sentenza di merito del TAR Lazio sarà quindi un precedente importante non solo per i siti pornografici, ma per l’intero dibattito sulla verifica dell’età online e sull’equilibrio tra protezione dei minori e diritti digitali degli adulti.

Age verification Pornhub

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