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Età minima per accedere ai social, cosa (non) ha deciso il Parlamento Europeo.

Premessa

“Vietati i Social ai minori di 16 anni”, è più o meno questo il tenore dei titoli di tanti articoli che sono apparsi in rete in queste ore e che appariranno nelle prossime ore e nei prossimi giorni, ma quanto c’è di vero? Proviamo a fare chiarezza.

Innanzitutto il testo approvato dal Parlamento Europeo è una risoluzione, quindi stiamo parlando di un documento non vincolante, paragonabile ad una sollecitazione, ad un invito al Consiglio, alla Commissione Europea, nonché ai governi e ai parlamenti degli stati membri.

Contenuto della risoluzione

Nella prima parte, riservata ai considerando, si riversano dati statistici sull’utilizzo di internet, dei dispositivi e dei social, conseguenze sullo sviluppo neurologico, preoccupazioni per il facile accesso a contenuti pornografici, a condizionamenti da parte di influcer.

Nella seconda parte, la risoluzione dice una cosa molto semplice ma fondamentale “sottolinea l’importanza di un’attuazione rapida e un’applicazione effettiva del regolamento sui servizi digitali e di altre normative pertinenti, tra cui la direttiva sui servizi di media audiovisivi, nonché la piena attuazione a livello nazionale, al fine di conseguire l’obiettivo di garantire un ambiente online sicuro per i minori”. Probabilmente è questo l’aspetto principale della risoluzione. Il Parlamento sta chiedendo che si lavori per dare piena applicazione al Digital Services Act, la norma esiste, gli strumenti di tutela esistono, ma occorre lavorare sull’applicazione, quella che gli anglosassoni definiscono enforcement.

Il divieto dei social sotto i 16 anni

Purtroppo anche per una questione di clickbait, i media continuano a sbandierare il limite dei 16 anni, ma cosa dice a riguardo la risoluzione? Il Parlamento chiede, quindi ancora una volta non decide (non potendolo fare), due cose:

1) l’introduzione di un limite europeo armonizzato di età digitale pari a 13 anni al di sotto del quale nessun minore possa accedere alle piattaforme di social media;

2) che sia introdotto un limite europeo armonizzato di età digitale pari a 16 anni quale soglia standard al di sotto della quale non dovrebbe essere consentito l’accesso alle piattaforme di social media online, a meno che i genitori o i tutori non abbiano autorizzato i loro figli. Il tutto con contestuale rafforzamento di un sistema di verifica dell’età.

Queste sono le richieste del Parlamento Europeo, conseguentemente i veri “guardiani” del limite all’utilizzo dei social nella fascia 13-16 anni, restano i genitori o i tutori. D’altra parte non potrebbe essere diversamente in quanto, come ho sempre sostenuto, un divieto assoluto all’interno delle mura domestiche risulterebbe inattuabile.

Sul punto occorre fare un’ulteriore precisazione. Allo stato attuale praticamente tutti i social, nelle loro condizioni generali, già dispongono il divieto di utilizzo da parte dei minori di anni 13, e presuppongono che ci sia il consenso dei genitori nel caso in cui la legislazione nazionale richieda un’età superiore. Bene, in Italia è necessario il compimento dei 14 anni per poter esprimere l consenso al trattamento dei propri dati personali in relazione all’offerta diretta di servizi della società dell’informazione.

Conclusioni

Tralasciando i titoli sensazionalistici e lo schieramento pro o contro divieto, ancora una volta è fondamentale tenere presente l’importanza dell’educazione digitale e della sensibilizzazione. Mi rivolgo soprattutto ai genitori: nessuno farà il lavoro al posto vostro, tanto meno potete sperare di essere supportati da un “divieto”, perché comunque toccherebbe a voi farlo rispettare.

P.s.: la risoluzione è passata con 483 si, 92 no e 86 astenuti, gli europarlamentari italiani si sono divisi tra voto favorevole e astensione. Se volete, qui trovate il dettaglio dei votanti.

Età minima per social: cosa (non) ha deciso il Parlamento Europeo

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